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Calitri

Salii a una gentile piazzetta, e passando sotto gli sguardi curiosi di molte donne ferme lì sulle botteghe, volsi a mancina in una specie di grotta sudicia che voleva essere un porticato, e giunsi in casa Tozzoli. Mi stava in capo che Calitri doveva essere una grande città e molto ricca; i Berrillo, i Zampaglione, i Tozzoli erano i nomi grossi della mia fanciullezza, e mi pareva che la città dovesse corrispondere alla grandezza di quei nomi.

Nei pressi di quella gentile piazzetta, i palazzi Tozzoli, Zampaglione, Berrilli, sono soltanto alcuni dei beni architettonici sopravvissuti a dispetto del tempo e dei terremoti, a caratterizzare il bel centro storico di Calitri, ubicato su un colle sovrastante la valle dell’Ofanto a 530 metri di altitudine e alla confluenza delle province di Foggia, Potenza e Avellino. Suggestivo l’impianto fusiforme del centro storico, con lunghe cortine di abitazioni disposte a gradoni lungo il pendio, a formare un tessuto compatto dal quale emergono palazzi gentilizi, case con piccole logge, scale aperte, bei portali in pietra e curiosi mascheroni. Le grotte di tufo scavate nel costone del paese sono un’altra faccia del labirinto a scalette, la terza dimensione del paese, quella della profondità. Antica, come le origini del paese, la tradizione della ceramica, dalle vecchie “crete” ai manufatti di artigianato artistico prodotti ancora oggi. La vocazione artistica è confermata dalla presenza di un Istituto d’Arte che vanta già una lunga storia.
Calitri è già Lucania. Il Vulture è a due passi, oltre l’Ofanto, con i laghi vulcanici di Monticchio tra i boschi che furono dei briganti.