| Dopo un breve
soggiorno a Morra in coincidenza del dilagare del colera, tra gli anni 1836-39, il rientro
a Napoli coincise con fondamentali esperienze di vita e di studio. Dapprima egli ottenne la
cattedra presso la scuola militare di S. Giovanni a Carbonara, poi lincarico nel
reale collegio militare della Nunziatella. Alla fine del 1838 aprì la sua scuola dove,
perseguendo un progetto di lezioni di grammatica filosofica, ben presto arrivò a trattare
problematiche di carattere linguistico, stilistico, retorico, letterario, estetico,
storico e di filosofia della storia. In questi anni ebbe accanto amici e discepoli,
insigni intellettuali del Regno dItalia tra cui lo scienziato Angelo Camillo De
Meis, il giurista Diomede Marvasi, lo storico Pasquale Villari. La scuola si sciolse
allorché discepoli e maestri, partecipando alle barricate della Rivoluzione del 15 maggio
del 1848, andarono incontro ad irrimediabili conseguenze: morì il discepolo prediletto,
Luigi La Vista, altri emigrarono, il De Sanctis fu destituito dallinsegnamento nel
collegio militare.
Le pagine migliori di questi
anni sono concordemente dalla critica indicate nel Discorso a giovani, pronunciato
il 18 febbraio del 1848, dove emerge non tanto luomo dazione, quanto
leducatore che con la sua parola manifesta unansia straordinaria di progresso
intellettuale e morale. Seguirono anni drammatici durante i quali prima fu arrestato come
presunto mazziniano e rinchiuso nel 1850 nella fortezza di Castel dellOvo a Napoli
(qui lisolamento di trentadue mesi partorì importanti testimonianze letterarie: il
poema filosofico La Prigione, la traduzione della Logica di Hegel, precorsa dallo studio
del tedesco, la traduzione della Storia della poesia di Carlo Rosenkranz, la traduzione
parziale di Faust di Goethe ed altre liriche di poeti tedeschi, labbozzo di due
opere teatrali il Cristoforo Colombo e il Torquato Tasso), poi nel 1853 fu condannato
allesilio. La polizia riteneva pericolosissimo quel professore che, con
ladesione alla setta dellUnità dItalia, tanta influenza esercitava sui
giovani, sicché come luogo desilio fu scelta lAmerica. Fortunatamente, però,
egli riuscì a fuggire a Torino. Qui ottenne una cattedra presso una scuola privata della
signora Elliot, e visse anni di grande fervore culturale. Collaborò ad importanti
periodici torinesi, sui quali pubblicò importanti saggi critici, e si distinse per una
serie di conferenze dantesche; una di queste, il commento al canto su Pier delle Vigne, fu
pubblicata dallinsigne rivista Lo Spettatore di Firenze.
La grande rinomanza che
andava acquisendo gli fruttò un incarico di letteratura italiana al Politecnico di
Zurigo, dove insegnò dal 1856 fino al 1860. Gli anni zurighesi furono ricchi di stimoli
culturali e politici, conobbe Wagner e Schopenhauer e molti altri esuli tedeschi, francesi
ed italiani; furono pure gli anni della ripresa feconda degli studi sulla Divina Commedia,
sul Petrarca, sul Manzoni, sul Leopardi e sulla poesia cavalleresca.
Nel 1860 conobbe Mazzini e,
dopo aver interrotto il ciclo di lezioni sulla poesia cavalleresca, sottoscrisse il
manifesto del Partito d'Azione e partì per l'Italia per un nuovo impegno da attivista
della politica volto ad assecondare lunificazione e a combattere lestremismo
repubblicano. Fu eletto prima Governatore della Provincia di Avellino, poi da Cavour fu
nominato Ministro della Pubblica Istruzione.
Nel 1866, non avendo ottenuto
la riconferma del suo mandato parlamentare, poté dedicarsi alla pubblicazione di molte
fra le sue opere più importanti: Saggi critici (66) , Saggio critico sul Petrarca
(69), Storia della Letteratura Italiana (70 71), Nuovi saggi
critici (72). In questo periodo maturò il suo distacco dalla Destra Moderata e
divenne autorevole promotore della Sinistra costituzionale, laica e democratica. Ottenne
nel 71 la cattedra di Letteratura comparata presso lUniversità Federico II di
Napoli, il cui solo titolo sarebbe sufficiente a documentare la dimensione europea del suo
impegno di studioso e di maestro. Tuttavia, con l'avvento della Sinistra al potere la
ripresa della lotta e la speranza di una seria svolta democratica allontanarono ancora una
volta e per sempre il De Sanctis dallinsegnamento, e in occasione di un viaggio
elettorale, nel 1875, fece ritorno alla sua natìa terra. Loccasione generò un
romanzo memorialista in cui il De Sanctis dimostra di conoscere e riconoscere gli
ambienti, le personalità, i costumi di vita e i comportamenti sociali. Redarguisce i
giovani, affinché essi dissolvano latmosfera di scetticismo che li avvolge, li
spinge a confrontarsi con la realtà del paese e ad impegnarsi direttamente nelle grandi
occasioni storiche. In questopera sperimentò anche un nuovo linguaggio narrativo,
ispirato alle esperienze del naturalismo francese, cui fu sempre attento.
I suoi sforzi per la
formazione di una mentalità nuova e progressiva sono tuttora significative testimonianze
della vivacità e del realismo di una mente altissima, che sapeva sempre politicamente
adeguarsi alle circostanze ed esporre concetti profondi nella forma più piana e meglio
accessibile allanimo popolare. Dopo altre, insigni occasioni politiche, nel
Ministero della Pubblica Istruzione, dopo memorabili testimonianze letterarie (lo Studio
sopra Emilio Zola, lo Studio su Leopardi e il Darwinismo nellarte) e dopo aver
lottato contro gravi infermità, morì a Napoli il 29 dicembre del 1883. |